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3 days ago

Andrea Mingardi

Ho il sospetto che tra "X Factor", "The voice", Sanremo, "Amici", "Tu sì que vales", "All togheter now" e altre kermesse musicali televisive, ci sia un'overdose di canzoni e cantanti. E senza calcolare monografie, special, varietà "Ora o mai più" e "Tale quale". Sembra che tutti vogliano cantare. Duemaroni! Cioè, e ve lo dice uno che ha scritto "Professione cantante", sono arrivato a una sorta di nausea nei confronti di queste vetrine a (finto) premio, a parte eccezioni, che nel tentare di soddisfare un audience bulimico, finiscono per essere diventate un "troppo". Oramai, (io la gente la sento) i commenti variano sul tema: sai che era uguale a Lady Gaga? Sai che la cantava meglio di Ligabue, o di Renato Zero o di che cazzo vi pare? Una cosa è acclarata: in Italia c'è un mare di gente che sa cantare bene almeno "una canzone". I "karaoakisti", lanciati o come singer o come imitatori, stanno mettendo in seria difficoltà schiere di noti cantanti pop, che da un po' di tempo vengono guardati quasi come dei truffatori. "Ma come... ", dice il pubblico, "... io che credevo che fosse così difficile cantare, ora mi ritrovo gente normale che lo fa meglio dell'originale?". Questa operazione disfattista messa in campo dalla Tv, è fortemente anticulturale e anche vigliacca. Non sono sicuramente io il più adatto a fare il difensore d'ufficio di noti professionisti dell'ugola, anche perché gli artisti veri non ne hanno bisogno, ma è come se a tavola, invece di una sola scodella di tortellini fumanti, te ne portassero trenta. Ingozzandoti non riusciresti più a distinguere quelli fatti in casa dagli "industriali". Ma il danno maggiore è che nello svelare che alla fine sono tutti bravi, delle star, (i giudici dovrebbero andare a cagare, loro e le produzioni che li sostengono) distruggono la capacità critica di tanta gente che, giustamente, non ha tempo per documentarsi se Sinatra canti meglio di Calcutta. Alcune radio... assassine... hanno interesse ad abbassare il livello perché così, dirette da qualunquisti, possono rendere la loro programmazione dannatamente popolare, nell'accezione più becera della parola. Chi lo sente più Battiato, Conte o Pali? Vedrai, e c'è già stato un bel buco generazionale, che così facendo non nasceranno tanti Battisti, Dalla, Conte, De Andrè e compagnia... cantante. Ciò non significa che i nomi nuovi della musica italiana non abbiano realizzato anche cose carine ma noi dobbiamo aspirare all'arte, alle più alte vette dell'ispirazione poetica... questa sì, vera e popolare. Vedete voi un Gaber all'orizzonte? Un Endrigo, un Paoli, un Tenco o... un Stevie Wonder italico, un Becaud di Terni o una Mina di Calatafimi? Vi rendete conto che non abbiamo più gruppi di rock progressivo, come la Premiata, il Banco o, mi voglio rovinare, come i Deep Purple, i Led Zeppelin' o i Pink Floyd? Sarebbe come se nella moda, grande vanto tricolore, sparissero gli stilisti che l'hanno portata ai vertici del mondo. Immaginatevi, anche la ristorazione italiana o la nostra bolognese... che promuova gli spaghetti in bianco, la fettina da ospedale, il grana di Berlino e il prosciutto di Kabul. Nessuno dice un cazzo, però. Abbiamo consegnato il monopolio della qualità musicale a manager "copiatori" furbi e truffaldini, che contrabbandano per nuove cose superate da cinquant'anni. E addirittura, gli permettiamo di crescere i ragazzi senza l'ABC che ha mosso generazioni di geni cantautorali e performantivi del dopoguerra. Nella nostra "scuola" di musica abbiamo fatto saltare dieci anni di preparazione a giovani, anche dotati vocalmente, solo per venderli a uno sponsor, a un ascolto per poi abbandonarli nella triste periferia del dimenticatoio. Per questi tragici registi, il"blues" forse è una camicetta, lo "spiritual" una bevanda alcolica e il "rock", uno scoglio sul quale spero si tuffino questa estate. So che nessuno interpreterà questa mia disamina come un conato di gelosia nei confronti di chi, poi? di cosa? Ma nel caso ci fosse qualcuno propenso a collocarmi nel girone degli astiosi o acidi rosicatori, gli vorrei dire che ogni giorno mi depuro il fisico e la mente ascoltando mirabilie come Tony Bennett, Sarah Vaughan, Debussy, Chicago, Santana, Blood sweat and tears, Tenco, De Gregori, Lucio, Genesis, Elvis, Little Richard e ritorno nuovo, come quando sono stato colto da una passione travolgente chiamata musica.
E con quella ho anche "cuccato", va mo là.
Amour... amour... amour...
...

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