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Avrei
potuto fare, avrei potuto dire, avrei voluto cambiare... ma tant'è,
in questa esistenza in cui si lasciano armadi e porte aperte per togliere
le caratteristiche di "definitivo" a qualsiasi situazione, ogni
tanto bisogna dire bona.Dall'alto di una calma diplomatica o dal basso di una pressione deficitaria, fingerei un comportamento tra il saggio e l'obiettivo, concludendo che questo "tomo" è forse solo il primo capitolo di un lavoro più completo e articolato che altri potranno prendere e svolgere in modo esaustivo. Tra gestazione e realizzazione sono passati oltre due anni. Non mi riferisco ad una dedizione totale di 700 giorni, ma ad un registratore perennemente acceso, sì. Lo sarà anche domani, quando ormai non potrò inserire più alcuna parola, sentita casualmente prima di salire dall'editore. In fondo questo lavoro confina con il missaggio di un disco e il mutamento continuo che è in noi convive a malapena con le rotative e la stampa.
Senza Beba, la mia compagna, non ci sarebbe stato nessun Benéssum. Con lei, di parlata pianorese, ho taccagnato, durante innumerevoli viaggi, sulle vocali aperte o chiuse. Deliziosa ruscarola e bibliotecaria di motti e parole, ha preso un pezzo della sua vita e, immolandosi, lo ha grattugiato dando passione e sapore a questa lasagna di dieci capitoli. Un abbraccio alle mie "bimbe", donne ormai, pazientemente in attesa del parto di un papà sclerato, esse sono come le mie gambe, ovunque vada
sono con me.Grazie ad Adriano Baccilieri, amico superprof, che ancora arde del fuoco dell'entusiasmo e ha portato know-how e rigore estetico andando generosamente al di là della sua responsabilità di art director. Grazie a Vittorio Mascalchi e all'Accademia di Belle Arti per l'affetto, la partecipazione e lo spessore di tutto ciò che rappresenta. Grazie a Mario Brattella per le sue rafanate di livello assoluto. Soprattutto un grazie fondamentale alla Carisbo che ha dato fiducia a un ricercatore atipico e a un autore debuttante. Grazie
a Press Club che ha lasciato che io piantassi la mia tenda negli
uffici e ha capito che i cantanti ridono meno quando non c'è la
tv.Un grazie affettuoso a tutto lo staff. Da Simona a Egidio, da Valeria ad Antonella, da Cesario a Matteo, da Alessandro ad Alessia. E, ultimo ma non ultimo, Emiliano che non solo è di Finale Emilia (quindi dal nostro "modo dialettale" è very far) ma che guardandolo adesso, dopo nottate davanti al computer, mi sembra stia somigliando sem pre
di più a un monitor. Francesco sta stampando le immagini degli
artisti straordinari che mi hanno regalato
(grazie Pirro, grazie Concetto)
con nonchalance il loro talento per un fuggevole attimo.Mi piacerebbe ringraziare anche Picasso, Warhol, Topor, Steinberg, Canova... e tutti gli altri. Si stanno fermando sulla carta le parole, le vostre, quelle dei prestigiosi donatori di contributi e, magicamente, appaiono righe bianche per future integrazioni. Attendo
suggerimenti, critiche e spunti. Luigi Lepri, che ha accentato e
regolato da par suo il mio jam padano, ha la riconoscenza non solo mia,
ma di tutti coloro che grazie al suo sistema di scrittura divulgativa
potranno approcciare con facilità alla lettura. Un ultimo affettuoso pensiero per Fabio Foresti, grande esperto, indulgente, appassionato e incoraggiante, ma soprattutto inconsapevole scintilla di questo lavoro. Dopo aver ringraziato tutti... "ringrazio". Andrea Mingardi |
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